Dall’atelier sartoriale ai grandi magazzini.
Ancora una riflessione sulla moda nei suoi aspetti sociali, economici e culturali quella che l’Associazione Culturale Anassilaos, congiuntamente con la Biblioteca “Pietro De Nava”, propone per giovedì 12 ottobre alle ore 16,45 presso la Sala Gioffrè della Villetta De Nava. Tema dell’incontro, patrocinato dal Comune di Reggio Calabria, l’“Evoluzione della moda nel Novecento/dall’atelier sartoriale ai grandi magazzini”. È quanto si legge in un comunicato dell'associazione.
L’incontro condotto da Antonella Postorino, Responsabile del Centro Studi Anassilaos per la Cultura dell’Architettura e del Paesaggio, si aprirà con i saluti dell’Assessore alla cultura Irene Calabrò e di Daniela Neri, Responsabile della Biblioteca e si concluderà con una serie di filmati curati da Claudio Sergi, responsabile design di Anassilaos con la partecipazione di Renato Laganà, docente dell’Università Mediterranea, studioso di Architettura e acuto osservatore della realtà reggina nei suoi più diversi aspetti.
Di particolare rilievo e interesse l’analisi dei riflessi sulla moda, e di conseguenza sul costume degli Italiani, che ha comportato fin dagli anni ’50 del XX secolo la nascita e la diffusione capillare, nei più importanti centri urbani del nostro Paese, Reggio Calabria compresa, dei grandi magazzini (Standa, Cim, Rinascente, Upim, Coin) che hanno contribuito a “democratizzare” la moda rendendola accessibile, grazie ai più bassi costi, ad un maggior numero di cittadini e cittadine. Il riflesso “negativo” di tale democratizzazione - se tale può essere definito e tale sembrava senza dubbio ad un intellettuale come Pier Paolo Pasolini - è che tutto ciò ha comportato una “omologazione” che dal modo di vestire ha inciso anche sui comportamenti di ciascuno.
Nonostante i dubbi passatisti di
Pasolini, sognatore di un mondo che non era più e nel quale lui non riusciva più a distinguere dal semplice modo
di vestire il giovane operaio dallo studente, si è trattato senza dubbio di un
processo storico di grande importanza – e positivo - che ovviamente ha ridimensionato gli atelier
sartoriali anche nella nostra città a scapito, magari, della qualità
complessiva dell’abito ma favorendone la diffusione tra tutti i ceti sociali e rendendo
così possibile il verificarsi, di tanto in tanto, di situazioni in apparenza
imbarazzanti ma tutto sommato simpatiche o glamour. Qualche anno fa i media di
tutto il mondo hanno riportato la notizia che un abito bianco e nero di soli 49 euro, acquistato ai grandi magazzini, e
firmato da Mango, è diventato protagonista di una stessa cerimonia in Spagna: lo hanno
infatti indossato sia la regina Letizia
che una delle premiate dalla stessa regina, la professoressa Inmaculada Vivas
Tesón dell'Università di Siviglia.