Si rinnova l'atto di fede del popolo
di
Saverio Verduci - È
un rito quasi magico, misterioso e contemporaneamente forte e ricco di
suggestione quello che ogni anno nel secondo sabato del mese di settembre
coinvolge l’intera città di Reggio Calabria. Infatti i Reggini nella più
assoluta compostezza, serietà e sincerità tipica di ogni rito religioso si
preparano ad abbracciare la loro Patrona, la Madonna della Consolazione, madre
e guida del popolo reggino.
Si tratta di un vero, grande e sincero
abbraccio che un’intera città offre alla Sagra Effige custodita nella Basilica dell’Eremo
quando puntualmente nelle prime ore della mattinata attorniato dai tanti fedeli
il Quadro si prepara a lasciare l’Eremo per raggiungere la Basilica Cattedrale.
Un rito che ormai si ripete nei secoli e che rappresenta per la città di Reggio
il magico momento, misterioso e solenne, di incontro con la sua Madre
protettrice, la sua guida, la sua Anima
spirituale. È la storia di un popolo in cammino che si rivolge a Maria con
immenso ed immutato amore, per chiedere aiuto, sostegno, forza.
Un unico grido, dalla testa alla fine
della processione, il coro è unanime: «Ora e sempre viva Maria». È la festa della città che ritrova
nello sguardo della Madonna della Consolazione la forza, la voglia, la volontà
di proseguire, di continuare a costruire la sua storia. E così sulle forti e
possenti spalle dei Portatori il
Quadro parte, attraversa tutta la città.
Su di lui sono rivolti gli occhi di
migliaia di persone giunte da ogni dove. Occhi di fede, occhi di speranza,
occhi che chiedono una grazia. E Maria, Madre misericordiosa è sempre lì,
pronta ad intervenire e ad aiutare ogni suo figlio che chiede aiuto, pronta col
suo sguardo, intriso di umiltà e di forza misericordevole, a infondere coraggio
e speranza, a dare un consiglio, quasi in un unico intimo rapporto fatto di
grande e pura spiritualità.
La storia della devozione alla Madonna
della Consolazione è antichissima. Secondo lo storico reggino Mons. A.M. De
Lorenzo il culto risalirebbe addirittura al 1460 nella città di Roma dove in
Campidoglio, una donna rivolta in preghiera verso un’immagine misteriosa chiese
la grazia per il figlio condannato a morte senza però ottenerla. Nel momento dell’esecuzione
intervenne la Madonna che allargò il cappio del giovane condannato e bloccò la
mano del carnefice.
Le prime notizie del culto Mariano nella
città di Reggio si datano alla fine del XVI° secolo ed esattamente al 21
novembre del 1567 quando pare sia stata celebrata la prima festa in onore della
Vergine della Consolazione come ringraziamento del popolo alla richiesta di
intervento per frenare una terribile pestilenza che colpì le due città dello
Stretto. E Maria con la sua grande umanità e con la sua benevolenza intervenne
placando tale pestilenza. I reggini in segno di profonda gratitudine, di grande
devozione e di profondo affetto decisero che ogni anno a partire da quel 21
novembre del 1567 nella loro città si doveva svolgere una festa di devozione a
Maria Madre della Consolazione. Ed è infatti che, con naturale ed ininterrotta
continuità, ogni anno la domenica successiva al 21 di novembre la Madonna
lascia in processione la Basilica Cattedrale dove era stata portata nel mese di
settembre e ritorna all’Eremo quasi a rinnovare quella promessa e a rinnovare
quel patto di infinito amore che La lega alla sua umile gente. Proprio lì sulla
collina dell’Eremo sorgeva, secondo le fonti documentali, una piccola cappella
dedicata alla Madonna della Consolazione. Furono poi, qualche tempo dopo, i
frati Cappuccini provenienti dalla Valle del Tuccio a edificare sullo stesso
luogo dove sorgeva tale cappella, una nuova e capiente chiesa divenuta, nel
breve tempo, punto di riferimento per le comunità dei frati Cappuccini del sud
Italia. Qui’ vi fu portato il quadro della Madonna realizzato molto
probabilmente dall’artista Nicolò Andrea Capriolo raffigurante la Madonna della
Consolazione affiancata da San Francesco D’Assisi e da Sant’Antonio da Padova.
Tale quadro fu donato dal nobile patrizio reggino Camillo Diano nel 1547 alla
comunità di cappuccini residente a Reggio in segno di collaborazione e di
devozione della città. Fin qui’ dunque alla storia ufficiale, quella raccontata
e ricostruita attraverso le fonti. Ma accanto a questa “storia” ne esiste
un’altra non meno affascinante che è stata tramandata per tradizione orale e
che sicuramente merita di essere anche questa raccontata in quanto costituisce
il simbolo della valenza di quanto forte sia stato e lo è tutt’oggi il culto
della Madonna della Consolazione a Reggio.
Si racconta infatti che alcuni contadini
mentre aravano i loro campi sempre presso la zona nella quale oggi sorge la
moderna basilica dell’Eremo, rinvennero nel terreno il quadro raffigurante la
Madonna. Numerose volte il quadro fu condotto nella Basilica Cattedrale della
città ma altrettante volte il quadro riapparve sempre sul luogo dove venne
rinvenuto per la prima volta. È per questo motivo che si decise quindi, molto
probabilmente, di lasciare il quadro nella Basilica dell’Eremo come sede
ufficiale del culto alla Madonna della Consolazione.
A ben notare comunque le due storie si
intrecciano perfettamente dimostrando ambedue un dato inequivocabile; la grande
devozione dei reggini verso la Sagra Effige. Devozione, amore, fede; ideali che
oggi costituiscono uno degli spaccati più toccanti della nostra cultura
cristiana intrisa dei più alti valori religiosi.