Nuova iniziativa alla Galleria Toma in occasione del Reggio Pride
Sottogiudecca, il nuovo spazio espositivo e
performativo interamente dedicato al contemporaneo, presenta il progetto -ness_Transghost di Rooy Charlie Lana - artista e performer di base a Venezia, reduce
dal recente successo della mostra Queer
Pandemia (BASE, Milano, 22.06 - 02.07 | catalogo edito da TMW Factory) -
con una personale che sarà inaugurata
giovedì 20 luglio alle ore 19.00 in occasione del Pride di Reggio Calabria e
sarà visitabile fino al 28 luglio 2023 (LUN 16.30-20.30; MAR-SAB
09.00-13.00/16.30 - 20.30).
Transghost è uno strumento d’indagine
della cultura queer che si interroga
sui rapporti tra politica e sessualità,
incoraggiando una coscienza critica dell’identità individuale oltre l’egemonia
della genetica.
Nella nostra contemporaneità si fa strada il concetto
di gender fluid, che sempre più
concorre a scardinare quegli schemi di rappresentazione dei corpi che nel corso
della storia hanno perpetuato un sistema gerarchico dominante e discriminante,
istituzionalizzando ruoli e privilegi sulla base dei caratteri prettamente
anatomici.
Se mappare il
corpo è un atto politico, l’artista immagina nuove cartografie liquide e
mobili definite nell’opera “MIT - Mappa dell’identità Transghost”,
che organizza i principi e le fasi di questa transizione.
Attraverso l’invenzione e la manifestazione di un corpo ri-semantizzato - che elude la
“normazione sessuale” della persona secondo schemi socioculturali predefiniti -
Transghost performa e produce realtà
attraverso gli strumenti della finzione, per sovvertire le gerarchie di
dominio. L’elemento distintivo dell’identità Transghost è lo zentai:
una tuta aderente integrale - già utilizzata nel Chroma key e nelle pratiche BDSM
- che istituisce una nuova dimensione epidermica, capace di celare e proteggere
le caratteristiche fisionomiche del corpo, azzerando gli elementi di
riconoscibilità del soggetto (sesso, genere, etnia, età). Questa condizione di anonimato Transghost sospende i dati
anagrafici e genera un’identità
temporanea e in attraversamento che agisce sui rapporti di potere. Assumere
la performatività Transghost significadubitare
della ‘naturalità’ e della ‘stabilità’ di termini quali ‘maschio’, ‘femmina’,
‘uomo’, ‘donna’, ‘eterosessuale’, ‘omosessuale, ‘transessuale’, ovvero dubitare del modo in cui definiamo e
pratichiamo noi stessə. Hackerando
la rigida uniformità del sistema, la pratica Transghost mette in scena
rievocazioni sovversive e parodistiche dei codici estetici, politici e sociali,
per rafforzare il potere delle devianze
e delle derive come nuovo paradigma collettivo.
La mostra presenta il progetto “Marriage is a fictional union”,
in cui due spose Transghost celebrano un matrimonio fittizio a Venezia,
sovvertendo i canoni visivi e semantici di questa romantica comfort zone, icona nazionalpopolare del
viaggio after wedding. L’intento è
quello di “queerizzare il matrimonio” decostruendo la performatività del suo
rituale cerimoniale, per depotenziare
l'affermazione delle pratiche normative istituzionalizzanti dettate da Stato e
Chiesa. La scelta sottolinea la volontà di occupare un dissesto nell’ordine
di Natura che prevede l’accesso al matrimonio religioso (e talvolta anche a
quello civile), solo a coppie etero composte da uomo e donna con identità di
genere biologicamente conformi. Convenzionalmente la figura della sposa è
asservita ad un’etichetta che la vuole mite, piacente, ben educata e
subordinata ad un ruolo socialmente minoritario in quanto moglie. Portando al
limite i presupposti normativi e vetero-patriarcali del matrimonio, questo atto
sovversivo si concretizza formalmente con la costituzione del “Contratto
Matrimoniale Transghost”, cheattua una vera e propria
destrutturazione di potere attraverso il linguaggio e trova un importante
riferimento nei precedenti teorici elaborati da Paul B. Preciado nel suo
Manifesto Controsessuale (2019).
Il potenziale reazionario dell’elemento contrattuale
trova applicazione in diverse forme e pratiche espressive.
In questa
occasionel’artistarealizza un’opera inedita in
collaborazione con Sottogiudecca: una superficie specchiante incisa con il linguaggio
wet, nasconde un messaggio segreto, il quale potrà essere decodificato
solo in caso di un passaggio di proprietà e la stipula di un contratto speciale
tra l’artista e il collezionista.
Il linguaggio wet (ovvero il linguaggio del desiderio
Transghost), è composto da un pattern di oltre 150 macchie di fluidi corporei e
umori sessuali qualificate come segni grafici, che partecipano alla costruzione
dell’alfabeto wet per produrre una “letteratura
del desiderio come opacità”. In quest’ottica, la project room si offre come spazio
performativo individuale, in cui i partecipanti potranno mettere in atto
una praticaTransghost attraverso
l’esercizio “Specchio riflesso”, così come prescritto nelManifesto
Transghost (Kabul.Magazine, feb. ’21).
Rooy Charlie
Lana - classe
‘95, opera nel campo delle arti visive performative e degli studi queer.
Dopo
la laurea magistrale in Teatro e Arti Performative allo IUAV di Venezia (2019)
svolge attività di docenza e ricerca indipendente, sviluppando teorie e
pratiche che lo conducono all’ideazione dell’identità Transghost, la cui ricerca prende avvio dall’analisi del concetto
di performativo linguistico e di genere (Austin e Butler) dagli studi sulla
performatività queer (Sedgwick), dalla nozione di corpo e potere (Foucault e
Preciado) e di disidentificazione (Muñoz). In questo ambito fonda a Venezia il
collettivo artistico -ness, che nel 2021 pubblica il “Transghost Manifesto” su
Kabul.Magazine e vince il bando Biennale College Teatro de La Biennale di
Venezia con il progetto “On a Solitary
beach”. Tra le mostre principali: Fondazione Bevilacqua La Masa (Venezia),
Art Verona (Verona), Teatro India (Roma), Asolo Film Festival (Asolo), Spazio
in Situ (Roma), Aard Uork (Venezia), (un)fair (Milano), BASE (Milano).
Attualmente vive e lavora tra Venezia e la Sicilia.