Gianfranco Angelucci collaboratore storico del regista ha guidato il seminario con i ragazzi
di Patrizia
Giancotti - Si è concluso il seminario di Gianfranco Angelucci “La poetica
visiva di Federico Fellini”. Chi c’era lo sa. Ciò che Gianfranco Angelucci, collaboratore
storico di Fellini, sceneggiatore, scrittore, uomo di cinema e di rara
sensibilità poetica ha voluto regalare a Reggio Calabria è
molto. Qualcosa che stordisce e lascia il segno. Sette giorni di immersione
completa in una dimensione sospesa, in apnea, passati nel recinto sacro di
Cinecittà, tutto il mondo fuori. Un’esperienza spirituale, un rito collettivo,
un’occasione rara per trattare, con un maestro del racconto, temi che
riguardano le profondità dell’animo umano, un regalo agli studenti e ai
professori che vi hanno partecipato, un segno tangibile di
eccellenza nella offerta formativa dell’Accademia che è stata aperta alla
città. Un prodigio in tempi bui, che si è concretizzato grazie al sostegno del Direttore Piero Sacchetti e all’appassionato
slancio iniziale dell’ideatore, il prof.
Riccardo Perricone, della Scuola di Scenografia dell’Accademia, scenografo
dall’esperienza folgorante maturata tra le più prestigiose collaborazioni del
teatro internazionale.
Le parole raccolte tra i partecipanti, nell’emozione finale di questa esperienza
vissuta nell’Aula Magna dell’Accademia, rimandano ad altre domande,
inquietudini, all’ “animo in subbuglio”, a bellezza, solitudine,
chiaroveggenza, umanità, innamoramento, consacrazione degli istinti, fedeltà a
se stessi, arte, libertà. E dopo la visione del premonitore “E la nave va” nel
quale Fellini immagina profughi raccolti in mare, che salvano nella danza una
umanità allo sbando, dopo l’ultimo film in programma, “L’intervista” che
proprio Angelucci ha sceneggiato con il Maestro, nel quale l’assalto dei nuovi
selvaggi armati di antenne TV prefigura la morte del Cinema, cosa resta? Questo
ultimo film in programma sembrava finito così. Ma invece arriva la voce di
Fellini: “A questo punto il produttore vorrebbe un po’ di speranza, almeno un
raggio di sole. Mah, proviamo…” Ed ecco che appare il teatro di posa vuoto,
enorme, pronto per la prossima avventura, entra un uomo con un Ciak in mano e
gridando “si gira” dà il via a un nuovo inizio. A sinistra dell’inquadratura si
staglia in silhouette un operatore ricciuto, dall’alto del dolly filmerà il
futuro. È lui il raggio di sole, è Gianfranco Angelucci, l’uomo che ha vissuto
con Fellini più di vent’anni, ha passato sette giorni ad illuminarci nell’aula
magna dell’Accademia di Belle Arti e ha detto salutandoci nello stupore del
mare in burrasca “Amo Reggio Calabria, uno dei posti più belli del mondo”.