Sono circa 1970 quelli presenti nel territorio secondo un censimento fatto lo scorso anno
“Mulini storici e sviluppo locale,
macinare cultura, lavoro e produrre buon cibo” è il tema del convegno organizzato dall’Associazione
“La Comunità dei Grani Antichi e dei Mulini Storici”, in collaborazione con
la presidenza nazionale dell’Aiams e i patrocini del Consiglio
Regionale della Calabria e del Comune di Lamezia Terme.
L’importante simposio si terrà a Sant’Eufemia
di Lamezia Terme (Cz), presso la sede di Unioncamere Calabria, il
prossimo venerdì 14 aprile, con inizio alle ore 17.30.
L’evento, coordinato dal giornalista Massimo
Mercuri, registrerà i saluti istituzionali del Comune di Lamezia Terme
attraverso il contributo degli assessori Giorgia Gargano, con delega
alla cultura, e Antonello Bevacqua, delegata all’agricoltura.
Seguiranno gli interventi di: Valerio
Caparelli, Presidente Associazione “La Comunità dei Grani Antichi e Mulini
Storici”; Pino Campisi, referente AIAMS Calabria; Maurizio Lazzari,
ricercatore del Cnr - Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale; Giovanna
De Sensi Sestito, già Ordinaria di Storia Greca dell’Università della
Calabria.
Concluderanno i lavori il presidente nazionale
dell’Associazione Italiana Amici dei Mulini Storici, Gabriele Setti, e
la Presidente della VI Commissione Agricoltura, Turismo, Commercio e Risorse
naturali del Consiglio Regionale della Calabria, Katya Gentile.
Nell’ambito del convegno, la Direttrice del
Centro Sperimentale Dimostrativo dell’Arsac di Lamezia Terme, Luigia Iuliano,
illustrerà un report su un “lavoro di recupero dei grani antichi”.
Il censimento effettuato nel 2022 conferma
come in Calabria siano ancora presenti circa 1970 mulini mossi
dall’acqua, una vera e propria risorsa di impresa che un tempo creava lavoro
e prodotti di altissima qualità.
“Con il convegno si intende diffondere la difesa
di beni ambientali e storici e dell’archeologia industriale - ribadisce il
presidente della Comunità dei Grani Antichi e dei Mulini Storici, Valerio
Caparelli - nonché il riuso e la tutela dei mulini a pietra attivi, insieme
alla salvaguardia di una cultura pre-industriale di notevole importanza
storico-economica e produttiva. I mulini ad
acqua sono beni e patrimonio culturali ed ambientali di notevole impatto per lo
sviluppo locale, poiché rappresentano un presidio strutturale, per l’assetto
idraulico-idrogeologico del territorio in cui il mulino insiste, trovandosi quasi sempre nelle vicinanze dei corsi
d’acqua”.
I mulini ad acqua recuperati e da recuperare,
sono anche un elemento di sperimentazione per la riappropriazione, civile e
collettiva, di valori, legati non solo ad una storia degli edifici di un
territorio ma anche alla cultura materiale e del bene pubblico come il
passaggio delle acque, elemento altrettanto importante, se non di più, quanto
l’edificio stesso alla luce anche di un’urgente tutela ambientale.