Si tratta di un un pregevole altare in marmo, proveniente dalla cappella S. Cuore dell'antico Duomo di Reggio.
Un nostro utente, Domenico Mazzù, ha inviato un'accurata descrizione (che pubblichiamo integralmente di seguito) della Chiesa della Madonna dell’Itria all'interno della quale si trova "un altare da salvare".
Tra le chiese più antiche e venerande esistenti nel
territorio di Gallico, vi è quella della
Madonna dell’Itria, fondata da Carlo Galante nella seconda metà del seicento ed
edificata su un terreno di sua proprietà nella contrada Pietre della Zita. La chiesa originaria, in seguito ad un evento
rimasto sconosciuto, fu abbandonata e
ricostruita in altro sito, nella medesima contrada. Anche il secondo edificio,
nei pressi del quale, durante la peste del 1743, trovarono sepoltura molti cadaveri,
danneggiato forse dal terremoto del 1783, fu abbandonato e nel 1844 la chiesa
trovò sede in un antico casolare adattato opportunamente, situato sulla Via
Consolare, attuale Via Nazionale di Gallico Marina dove tuttora si trova.
Alla
fine dell’800, lo jus patronato passò dai Galante ai Musitano e in seguito ai
Sarlo che dopo il terremoto del
1908, abbellirono la chiesa con stucchi, ancora parzialmente esistenti, inoltre dalla
loro chiesa di S. Anna, in zona Sbarre, distrutta dal terremoto e mai più
ricostruita: “………portarono gli arredi
nella loro chiesa dell’Itria di Gallico…………”. , nella chiesa fu anche trasferito un pregevole altare in marmo. Dell’altare dell’Itria di Gallico non fu mai
conosciuta la sua provenienza fino a quando, tempo fa’, non mi è capitata tra
le mani una foto d’epoca degli inizi
‘900, nella quale è ritratto l’altare della cappella del S. Cuore nell’antico
duomo di Reggio che confrontata con l’altare della Chiesa dell’Itria di
Gallico, attesta inequivocabilmente, che quest’ultimo, eretto in questa chiesa negli anni ‘20, quando era ancora di jus
patronato del marchese Sarlo, proviene proprio dalla cappella S. Cuore del
Duomo di Reggio C. Per
reimpiegare l’altare nella chiesa di
Gallico furono necessari opportuni adattamenti, il tabernacolo fu abbassato di
quota, fu rifatta una tarsia in finto marmo, inoltre sono visibili le tracce
di un’iscrizione nel tondo del paliotto che nella nuova sistemazione non ebbe
più senso mantenere. I pregevoli e rari marmi dell’altare sono il rosso levanto, verde alpi,
verde di Trapani, rosso di Taormina ed altre tipologie, bellissima la conchiglia che sovrasta la porta
del tabernacolo.
Sono numerosi i casi di riutilizzo di altari appartenenti a
chiese di Reggio distrutte o danneggiate dal terremoto del 1908 e rimontati in
chiese della ricostruzione, ricordo a
tal proposito l’altare di S. Giovanni di Matha nell’omonima cappella
dell’antico Duomo che fu ricomposto con le sue splendide tarsie marmoree, nella
Chiesa del Carmine in Reggio o quello della chiesa del S. Cristo, anche questo
già nell’antico Duomo. Della cappella del S. Cuore nell’antico Duomo di Reggio
C. da dove proviene l’altare della Chiesa dell’Itria, l’arcivescovo Converti,
in occasione della sua visita pastorale alla Cattedrale, scrisse che: “Era
questa una cappella abbandonata dai propri patroni sig.ri Sacco è la prima
scendendo dal lato dell’Evangelo. Nel 1873 per opera delle largizioni dei
fedeli, raccolte dal rev.do sac. D. Giuseppe Casile di Reggio, fu rifabbricata
ed ornata la presente cappella con decorazioni a stucco ornati ad oro di
pennello: la volta è di mattoni. Le pareti interne e le colonne nella navata
sono a stucco lucido.…….L’altare è di legno con pietra consacrata….sull’altare
è l’immagine del S. Cuore di Gesù. Nel 25 marzo 1873 S. E. Rev.ma con decreto
ha eretto in questo altare e in questa cappella l’aggregazione dell’Apostolato
della preghiera”. L’ altare
in legno ]fu in seguito, con le offerte dei fedeli, sostituito da altro
pregevole in marmo. La scoperta della provenienza dell’altare della Chiesa dell’Itria di Gallico aggiunge un
altro interessante tassello alla lunga
storia di questa chiesa antica e veneranda, da sempre percepita, dagli abitanti
del rione “Scaccioti”, come un segno identitario. Mi piace chiudere questo
breve testo citando quanto scritto da un noto critico d’arte a proposito delle
chiese chiuse e abbandonate: “….La loro
importanza storica e artistica, il loro passato radicamento sociale rende
dirompente il messaggio che arriva dalla loro dissoluzione…….proviamo a non
pensare a ciò che noi possiamo (dobbiamo) fare per le antiche chiese…ma cosa
esse possono fare per noi.
Proviamo a non pensare a cosa mai possano servire nella nostra autosufficiente modernità ma a chiederci come la loro presenza possa cambiarla questa modernità che ci divora e ci fa infelici. Proviamo a non ritenerle scarti senza utilità ma oasi di senso per permettere a noi di scartare di lato….Le antiche chiese ci chiedono di cambiare i nostri pensieri. Con il loro silenzio secolare, offrono una pausa al nostro caos. Con la loro apertura a tutti, contraddicono la nostra paura delle diversità. Con la loro viva compresenza dei tempi, smascherano la dittatura del presente. Con la loro povertà, con il loro abbandono, testimoniano contro la religione del successo.
Possiamo decidere che anche questi luoghi speciali che arrivano dal passato devono chinare il capo di fronte all’omologazione del pensiero unico del nostro tempo. O invece possiamo decidere di farli vivere: per aiutarci a vivere in un altro modo.