Un incontro dibattito organizzato dalla Fondazione Girolamo Tripodi
Si è svolta a Polistena la proiezione del docufilm "Non è un caso, Moro” del regista Tommaso Minniti. L’evento, tenutosi nella sala conferenze della Comunità "Luigi Monti" e promosso dalla Fondazione Girolamo Tripodi, nel 45° anniversario della strage di Via Fani, del sequestro e dell’assassinino di Aldo Moro, ha registrato una partecipazione attenta e qualificata di numerosi cittadini e cittadine, alcuni dei quali hanno anche preso parte al dibattito dopo la proiezione.
L’incontro è stato aperto da un intervento di Michelangelo
Tripodi. Presidente della Fondazione, che ha rivolto un sentito
ringraziamento a tutti i partecipanti. Inoltre, ha ringraziato i relatori Sen.
Giuseppe Fabio Auddino, il prof. Giancarlo Costabile, nonché gli amici
attivisti che hanno collaborato
alla riuscita dell'evento, l'amico Enzo Marafioti motore dell'iniziativa e
fratello Stefano per la gentile concessione dei locali della comunità Luigi
Monti.
Un ringraziamento particolare
ha poi rivolto al regista Tommaso Minniti per la sua presenza e per il coraggio
dimostrato nella realizzazione di questo docufilm che consegna a noi e
alle nuove generazioni la verità, finalmente, su un tragico e drammatico
avvenimento della storia dell'Italia.
Un docufilm straordinario che
apre scenari inquietanti e getta nuova luce sull’affare Moro.
È evidente che colpendo Moro, si voleva bloccare un processo politico che
poteva cambiare l’Italia (il rapporto DC-PCI) e dare una nuova collocazione
internazionale al nostro paese, recuperando autonomia e indipendenza.
Il 9 maggio 1978, con la scoperta del corpo martoriato di Aldo Moro, si
ferma la storia d’Italia. Nulla sarà più come prima e tutto cambierà in peggio.
Subito è intervenuto il sen. Giuseppe Auddino
che ha sottolineato come senza memoria e senza verità non ci sia futuro. Verità
che sono state nascoste ai cittadini in questi 45 anni e che solo oggi, grazie
all'encomiabile lavoro di inchiesta di Cucchiarelli e Minniti, emergono
chiaramente. La verità è una necessità
per le democrazie compiute che non può essere nascosta ai cittadini. Il caso
Moro non è un "caso": è tutto chiaro.
È necessario ricostruire quelle verità che ci
sono state nascoste anche per onorare degnamente il sacrificio delle vittime
che hanno servito lo Stato fino all'estremo sacrificio! Non esistono verità
scomode, ma solo dolorose, ha concluso Auddino.
È poi intervenuto, con un collegamento online,
il prof. Giancarlo Costabile dell’Unical che ha affermato che il caso
Moro è da inquadrare nello scenario politico globale della guerra fredda.
Infine ha preso la parola Tommaso Minniti, regista del docufilm, che ha voluto ricordare che: a Enzo Marafioti, il tipografo di Polistena con la passione per il jazz, non puoi dire di no, non riesci a dire di no. Ha visto il mio film “Non è un caso, Moro” e lo ha voluto proiettare in terra di Calabria. Io sono umbro e Polistena non mi è certo di mano, ma è inutile nascondere l'affinità con queste terre, se mi chiamo Minniti. Ho detto sì, ci sarò. Ci sarà, dice Enzo, Michelangelo Tripodi a sostenere l'operazione, ed io ho subito pensato: 'chissà… sarà un bel test per capire come reagiranno esponenti dell'antica sinistra italiana a questo mio sfacciato documento. E il test è presto fatto, perché fin dalle prime parole del film io mi espongo, chiamo in causa lo Stato e le forze politiche che hanno tradito a cuor leggero, o a malincuore il loro mandato popolare.