L'evento è stato organizzato dall'associazione "Incontriamoci sempre".
In un tripudio di colori sfolgoranti e prelibatezze di cucina palestinese, si è svolto l’incontro "Calabria d’Autore", nei locali dell’associazione "Incontriamoci Sempre", presieduta dall’inarrestabile Pino Strati, che ha visto protagonisti lo Chef Alì (Alì Moti Alì Alsuaibat) e l’artista Adele Canale. L'incontro, presentato da Marco Mauro, ha dato vita ad un evento originale e dinamico che ha entusiasmato il numerosissimo pubblico. Particolarmente apprezzata è stata l’installazione “il Giardino di Adele” della pittrice Canale, realizzata per l’occasione con opere pittoriche raffiguranti elementi floreali e colori della terra di Calabria. A darne notizia, un comunicato dell'associazione "Incontriamoci Sempre"
La miscela di gusti e rappresentazioni pittoriche è stata presentata dal critico Francesco Miroddi che - si legge nella nota - ha accompagnato gli spettatori in un viaggio itinerante fra i sapori della Palestina e i colori della nostra Reggio. La performance dello Chef Alì ha incuriosito gli ospiti che hanno appreso le antiche e rinomate tecniche della cucina palestinese.
Alì ha realizzato alcuni piatti tipici palestinesi: il Tabbouleh, molto diffuso in tutto il Medio-Oriente. Un’insalata di Pomodori e Cetrioli a pezzetti accompagnati dal tipico Bulgur; l'hummus, salsa a base di pasta di ceci e pasta di semi di sesamo (tahina) aromatizzata con succo di limone, aglio, paprica, semi di cumino in polvere, olio e prezzemolo finemente tritato; lo Za'atar, mix di spezie medio-orientali tradizionalmente composto da timo, olio, sesamo e sale.
«Due i lavori più importanti nella mia vita: l’architetto per vivere, l’artista per sognare», ha dichiarato Adele Canale durante la conversazione con il critico Francesco Miroddi. Colori sfavillanti, luminose composizioni, codici e linguaggi floreali danno vita al Giardino di Adele, uno dei numerosi lavori di ricerca pittorica dell’artista.
«Adele non vuole essere orizzontale – dice il critico Miroddi – ma verticale. La scrittrice Sylvia Plath, appartenente alla corrente della poesia confessionale, mentre ambiva all’immortalità dell’albero e all’audacia della cima di fiore, configurava l’orizzontalità come la propria congiunzione finale con la terra e con la morte. L’Artista invece si contrappone concettualmente ai ragionamenti della Plath. I fiori di Adele - prosegue - celebrano la vita: vivono e respirano nel suo silenzio. Sorridono continuamente producendo un rumore muto ma assordante. Il frastuono di quelle risate annulla qualunque suono e qualsiasi dissonanza, dando vita, in quel momento, ai colori del Giardino di Adele».
«L’artista si estranea dalla realtà – continua Miroddi – e attraversa la verticalità di un corridoio, di teletrasporto spazio-temporale, che conduce in quell’Eden colorato, in cui rappresenterà sulla tela il volto di coloro che sapranno offrirle quel sorriso, fatto di pause e di silenzi. Ogni fiore, raffigurato da Adele, è il ritratto del sorriso di una persona amica concepito con la complicità di quei colori audaci e di quelle vernici che, risultato di più e più corpose pennellate, gridano anche loro in un caos personale e calmo. Lei vorrebbe fosse sempre così nell’inesauribile desiderio di essere ancora più simile a un fiore, per non conoscere pensieri. E’ vero. Se Adele rinascesse – conclude Miroddi - sarebbe proprio un fiore».