Cento anni fa, il 21 settembre del 1922, veniva represso, con forza ottusa e reazionaria, un tentativo di occupazione di terre incolte da parte di contadini che si erano organizzati in cooperativa. L’episodio è stato ripreso da Mario La Cava nel suo romanzo I fatti di Casignana (Einaudi, 1974 - Rubbettino, 2019 con prefazione di Goffredo Fofi).
Il libro sarà al centro di un incontro che si svolgerà l'8 ottobre, alle ore 18:30, a Bovalino (RC), presso il Caffè Letterario Mario La Cava. Presenti all'incontro, Domenico Calabria, Presidente Caffè Letterario Mario La Cava; Agata Mazzitelli, Consigliere con delega alla Cultura del Comune di Casignana; Luigi Franco, Direttore editoriale Rubbettino. Interverrà Pasquale Amato, Professore di Storia dell'Europa Contemporanea presso l'Università per Stranieri di Reggio Calabria. È quanto si legge in una nota del Caffè Letterario La Cava.
Sulle orme de I Conquistatori di Francesco Perri, la vicenda romanzata, narra le vicende della lotta contadina all’indomani della Grande Guerra in un paese alle pendici dell’Aspromonte per il rispetto della legge Visocchi, secondo cui ai reduci di guerra era concesso di sfruttare i terreni incolti. A Casignana, feudo della principessa di Roccella, i contadini iniziano a bonificare la foresta Callistro, ma un mese prima della marcia su Roma, la concessione delle terre viene revocata, i contadini, guidati dal sindaco socialista Filippo Zanco, occupano pacificamente la foresta, il prefetto intima lo sgombero, le forze dell’ordine attaccano e si consuma la tragedia. A fomentare la dura repressione ci pensano i figli di Don Luigi Nicota, il ricco ed arrogante proprietario del paese.
Nel romanzo, lo scrittore denuncia a chiare lettere le velleità e l’impreparazione dei «progressisti», indecisi e incapaci di opporre alla violenza del potere una adeguata strategia. Così risponde La Cava in un’intervista a un periodico Einaudi, Libri Nuovi, del giugno 1975: «Ero ragazzo quando intesi parlare di quei conflitti sociali che culminarono poi nella sconfitta dei movimenti popolari e nel trionfo del fascismo. Il sentimento della giustizia, l’ideale della fraternità umana vennero offesi allora per la prima volta nel mio cuore. Alcuni amici di famiglia vennero perseguitati: incominciò la lunga notte nera del fascismo che portò alla guerra. Avvertimmo che perdevamo i migliori anni della nostra gioventù. Caduto il fascismo, finita la guerra, le nostre illusioni furono di breve durata. Sotto altre forme il serpente nero prosperava nella nostra società, raggiungeva indisturbato le istituzioni più alte dello Stato. Quando nel 1969 le prime stragi ricattatorie sconvolsero l’ordine pubblico e si imbastirono i primi processi mostruosi contro gli innocenti, il passato si mostrò alla nostra coscienza con tutto il suo orrore. Ci ricordammo della strage di Casignana in Calabria, preordinata dal potere nel 1922, della quale nessun poeta aveva raccolto la voce, e la sentimmo presente nel nostro cuore».