Parthenope di Paolo Sorrentino e lo sguardo nostalgico al passato

Autore Redazione Web | mar, 12 nov 2024 13:21 | Parthenope Paolosorrentino Film

L’ultimo film di Sorrentino sta suscitando pareri contrastanti e polemiche tra il pubblico

L’ultimo film di Paolo Sorrentino sta suscitando pareri contrastanti e polemiche tra il pubblico. Parthenope è un film che può piacere o non piacere. È un film fortemente emozionale, molto simile ad un sogno nel quale ci si può ritrovare. Il mito della sirena fondatrice di Napoli  ritorna attraverso la bellissima protagonista, la giovane e talentuosa Celeste Dalla Porta, che incarna vizi e virtù della sua città e che addirittura si identifica con la città stessa. 

Parthenope, ambientato in una Napoli sempre meravigliosa, è un film che suscita sensazioni, ricordi,visioni fantastiche molto personali, così come succede con la maggior parte delle opere di livello. Ognuno può rivedere in essa aspetti particolari, in linea con le emozioni che gli vengono trasmesse attraverso la pellicola. È questa la bellezza del mezzo cinematografico. Raccontare una storia che parla alcuore, all’animo di ciascuno e che nello specifico, è scevra da moralismi e da perbenismi che la renderebbero agli occhi dei benpensanti oscena, dissacrante, miseramente umana nel momento in cui racconta la perdizione morale e spirituale del genere umano e che è insita nella Napoli del racconto.

Così bellezza e miseria, in un arco temporale equivalente a buona parte della vita della protagonista, si alternano in un gioco continuo di personaggi dal sapore felliniano che ruotano attorno alla storia di Parthenope, innamorata dell’amore che vive la vita con  levità, leggerezza,consapevole della propria bellezza e concedendosi per il piacere di farlo. Un cast di attori eccezionali arricchiscono la trama di questa storia, dagli aspetti anche surreali e grotteschi. Non mancano nel film sferzate contro la corruzione e il degrado che la città ha conosciuto in varie fasi storiche. Coraggiosa è la visione dissacrante di una religiosità vissuta nella consuetudine che si nutre di stereotipi che nessuno osa mettere in discussione, poiché fortemente radicata nell’humus popolare.    

Ma quello che affascina nella narrazione del bravissimo Sorrentino, ciò che rimane nell’animo dello spettatore e suscita una profonda riflessione, è il respiro ampio di questo film. Un respiro fondamentalmente malinconico che attraverso il racconto di una vita vissuta pienamente tra  episodi di vita belli e tragici , mantiene sempre uno sguardo nostalgico verso il tempo che non c’è più. Uno sguardo alla giovinezza ormai perduta, alla brevità di quel tempo magico e meraviglioso, l’unico in cui tutti siamo stati veramente felici.

​Raffaella Imbrìaco

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