Morì dopo aver mangiato un panino a Diamante, la famiglia diffonde gli audio: ”Mi hanno dimesso, per loro sto bene”

Autore Redazione Web | gio, 02 apr 2026 10:56 | Calabria Diamante Botulino

Tra le ipotesi al vaglio degli inquirenti c’è quella di una sospetta intossicazione da botulino

C’è una frase, più di tutte, che oggi pesa come un macigno: “Mi hanno dimesso, per loro non ho niente”. Parole pronunciate con voce affaticata, quasi biascicata, da Luigi Di Nardo, 52 anni, poche ore prima di morire per strada il 6 agosto 2025.

Una morte ancora avvolta nel mistero, su cui la famiglia chiede verità e giustizia.

Luigi, venditore ambulante ma anche pittore, cantante e musicista, si trovava in Calabria per lavoro, impegnato nei mercatini. Secondo quanto ricostruito, avrebbe accusato i primi malori dopo aver consumato un panino acquistato da un ambulante sul lungomare di Diamante, nel Cosentino.

Le sue condizioni sarebbero peggiorate rapidamente. Eppure, nonostante il evidente stato di sofferenza, documentato anche da alcuni audio diffusi dalla famiglia, l’uomo sarebbe stato dimesso dal pronto soccorso.

“Ti faccio sapere qualcosa domani, lasciami stare, voglio riposare…”, diceva alla sorella. Il giorno dopo, però, non ci sarà alcun aggiornamento. Luigi morirà per strada.

Tra le ipotesi al vaglio degli inquirenti c’è quella di una sospetta intossicazione da botulino, ma al momento non esistono certezze ufficiali. Ed è proprio questo il punto su cui insiste la famiglia.

A distanza di otto mesi dalla tragedia, infatti, non sarebbero ancora state depositate le risultanze della consulenza autoptica disposta dalla Procura. Una situazione che ha spinto i familiari, assistiti dagli avvocati Sergio Pisani, Angelo Pisani e Maria Napolano, a presentare diversi solleciti.

“Serve fare piena luce su quanto accaduto, sottolineano i legali. È fondamentale conoscere le cause del decesso attraverso il deposito immediato degli accertamenti autoptici”.

Una richiesta chiara, che punta a ottenere risposte su una morte che, ad oggi, resta senza spiegazioni certe. Una vicenda che solleva interrogativi non solo sulle eventuali responsabilità legate alla somministrazione di cibo, ma anche sulla gestione sanitaria di un uomo che, poco prima di morire, chiedeva solo di essere ascoltato.


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