L’episodio ha riacceso il dibattito sulle condizioni di lavoro all’interno degli istituti penitenziari calabresi
Momenti di tensione nel pomeriggio di ieri, 6 marzo, alla Casa Circondariale di Palmi, dove un detenuto straniero ha tentato di evadere durante il trasferimento verso l’area passeggi. L’uomo ha provato a scavalcare il muro di sezione nel tentativo di fuggire, ma la sua azione è stata immediatamente notata dalla sentinella in servizio sul muro di cinta, che è intervenuta prontamente consentendo agli agenti di intercettarlo e bloccarlo prima che riuscisse a dileguarsi.
L’episodio ha riacceso il dibattito sulle condizioni di lavoro all’interno degli istituti penitenziari calabresi. A intervenire sono stati il segretario generale aggiunto dell’OSAPP, Pasquale Montesano, e il vice segretario regionale Marco D'Agostino, che hanno sottolineato come la professionalità degli agenti abbia evitato conseguenze più gravi nonostante la forte carenza di personale.
Secondo i rappresentanti sindacali, quanto accaduto a Palmi non sarebbe un caso isolato ma il segnale di un sistema che continua a reggersi sul sacrificio degli operatori. «La Polizia Penitenziaria continua a lavorare con organici ridotti ai minimi termini – spiegano – con carenze che in alcuni istituti superano anche il 25% della forza prevista».
Nella nota diffusa dal sindacato si evidenzia come la sicurezza nelle carceri non possa prescindere da un adeguato numero di agenti. La riduzione del personale, infatti, costringe spesso un singolo operatore a controllare più settori contemporaneamente, rendendo particolarmente vulnerabili alcune aree sensibili, come i percorsi di trasferimento dei detenuti verso i passeggi.
A ciò si aggiunge un carico di lavoro sempre più pesante per il personale in servizio. Anche nella struttura di Palmi, così come in molti altri istituti della regione, gli agenti sono costretti a sostenere turni prolungati per colmare i vuoti in organico, con inevitabili ripercussioni sul livello di stress e sulla capacità di mantenere alta l’attenzione durante il servizio.
Per l’OSAPP è quindi necessario un intervento immediato da parte dell’Amministrazione Penitenziaria, con un piano di assunzioni che consenta di rafforzare gli organici e adeguarli alle reali esigenze operative, anche alla luce del problema del sovraffollamento detentivo.
«Non possiamo attendere che si verifichi un evento tragico o un’evasione riuscita – conclude Montesano – per comprendere che la sicurezza si garantisce con uomini e donne in divisa presenti sul campo. La pianta organica non è solo un numero su carta, ma rappresenta una garanzia minima di sicurezza per gli operatori e per l’intera collettività».