Torrente Gallico a Reggio Calabria, una "foresta" di degrado tra incuria e responsabilità condivise

Autore Sergio Notaro | dom, 26 apr 2026 10:28 | Torrente-Gallico Manutenzione Degrado Reggio Calabria

Sono ancora nella mente di molti le immagini dell’alluvione che colpì la periferia nord nel settembre del 2010

Nel cuore della periferia nord di Reggio Calabria, il torrente Gallico si presenta oggi come il simbolo di un degrado ambientale che affonda le radici sia nell’incuria delle istituzioni che nei comportamenti incivili dei cittadini.

L’ormai piccolo corso d’acqua, che delimita da un lato il quartiere di Gallico e dall’altro il territorio di Catona, appare irriconoscibile. Dove un tempo scorreva la fiumara, oggi si estende una distesa indistinta di vegetazione incolta. Sterpaglie cresciute senza controllo si sono trasformate in veri e propri alberi, creando una fitta barriera verde che nasconde completamente il letto del torrente.

Ma dietro questa apparente “foresta urbana” si cela una realtà ben più preoccupante. Tra i rami e la vegetazione si intravedono rifiuti di ogni genere: sacchetti dell’immondizia, materiali ingombranti e scarti edilizi. Un accumulo che testimonia un utilizzo improprio dell’area, trasformata progressivamente in una discarica abusiva a cielo aperto.

La situazione del torrente Gallico non rappresenta un caso isolato, ma evidenzia una problematica diffusa in molte aree urbane: la mancanza di manutenzione ordinaria e straordinaria dei corsi d’acqua, unita all’assenza di controlli efficaci, favorisce il degrado ambientale. Tuttavia, a pesare è anche la responsabilità dei cittadini che, con comportamenti scorretti, contribuiscono ad aggravare una condizione già critica.

Il rischio non è soltanto ambientale. L’ostruzione del letto della fiumara e la presenza incontrollata di vegetazione e rifiuti possono infatti aumentare il pericolo idrogeologico, soprattutto in caso di forti piogge, con possibili conseguenze per la sicurezza del territorio e delle comunità circostanti.

Sono ancora nella mente di molti le immagini dell’alluvione che colpì Reggio Calabria, e in particolare la periferia nord, nel settembre del 2010. Un devastante evento causato, sì, dagli eventi atmosferici, ma soprattutto da una manutenzione dei torrenti già a quel tempo eseguita in modo approssimativo. E la storia dovrebbe insegnare a non ripetere gli stessi errori.

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