Tra le criticità evidenziate anche quella relativa ai tirocini
Il tema dei salari torna al centro del dibattito politico e sindacale, con una presa di posizione netta da parte della CGIL nei confronti del presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto.
Secondo il sindacato, se da un lato il governatore ha riconosciuto come i salari italiani siano tra i più bassi d’Europa, dall’altro le soluzioni prospettate rischiano di generare effetti controproducenti, in particolare alimentando uno scontro tra generazioni. Nel mirino della CGIL, infatti, ci sono le ipotesi che metterebbero in discussione istituti contrattuali legati all’esperienza e alla professionalità maturata nel tempo.
Una posizione che, secondo il sindacato, finirebbe per svalutare le competenze acquisite dai lavoratori più anziani e potrebbe compromettere l’equilibrio del sistema previdenziale, senza tenere conto della necessità di un giusto bilanciamento tra innovazione giovanile e stabilità garantita dall’esperienza.
Per la CGIL, il vero sostegno alle nuove generazioni passa invece da politiche concrete per il lavoro: occupazione stabile, contratti di qualità e un deciso superamento delle forme di precariato che, ancora oggi, caratterizzano molte misure regionali.
Tra le criticità evidenziate anche quella relativa ai tirocini. In Calabria, l’indennità si ferma a 650 euro, una cifra inferiore rispetto ad altre regioni dove può arrivare fino a 800 euro. Un dato che, secondo il sindacato, conferma condizioni di ingresso nel mondo del lavoro meno favorevoli per i giovani calabresi.
Non manca poi il riferimento alla questione fiscale: la CGIL ribadisce la necessità di applicare con maggiore decisione il principio di progressività, intervenendo su grandi patrimoni ed extra-profitti e alleggerendo al contempo il peso sui redditi da lavoro dipendente, soprattutto quelli medio-bassi.
Infine, l’organizzazione sindacale chiede un confronto immediato con la Regione per l’introduzione di una legge sul salario minimo e per limitare l’utilizzo dei contratti a termine, a partire dagli appalti pubblici e dalle società partecipate. L’obiettivo è contrastare il dumping contrattuale e promuovere politiche che garantiscano soglie retributive adeguate, accompagnate da incentivi reali per l’assunzione stabile dei giovani.
Una strategia che, secondo la CGIL, rappresenterebbe un segnale concreto per invertire la tendenza che spinge molti giovani a lasciare la Calabria in cerca di condizioni di lavoro più dignitose, evitando così un’emorragia di competenze che continua a impoverire il territorio.