“Roba da matti, difesa sempre legittima”: Matteo Salvini attacca la condanna a 15 anni per il caso Putortì

Autore Grazia Candido | dom, 05 apr 2026 08:00 | Salvini Sicurezza Legittima-Difesa Caso-Putortì

La sentenza della Corte d’Assise di Reggio Calabria accende lo scontro sul rapporto sicurezza, diritto e tutela 

Le parole del ministro Matteo Salvini riaccendono il dibattito sulla legittima difesa dopo la sentenza della Corte d’Assise di Reggio Calabria che ha condannato a 15 anni e sei mesi Francesco Putortì, 50 anni, per omicidio e tentato omicidio. I fatti risalgono al 28 maggio 2024.

Secondo quanto emerso dalle indagini della Squadra mobile, Putortì avrebbe sorpreso due uomini, Alfio Stancampiano, 30 anni e Giovanni Bruno, 46 anni, entrambi originari di Catania, mentre tentavano un furto nella sua abitazione in contrada Rosario Valanidi. Rientrato a casa, il macellaio li avrebbe trovati al piano superiore e, secondo il suo racconto, avrebbe preso un coltello: durante la colluttazione i due sarebbero stati colpiti, per poi fuggire, lasciando cadere le pistole sottratte poco prima dall’abitazione e regolarmente detenute dal proprietario.

Una dinamica che però non ha convinto gli inquirenti: secondo la ricostruzione investigativa, infatti, i due sarebbero stati colpiti alle spalle mentre cercavano di scappare. Stancampiano, gravemente ferito, sarebbe stato poi abbandonato nei pressi dell’ospedale “Morelli” di Reggio Calabria, dove è morto poco dopo, mentre Bruno, riuscito ad attraversare lo Stretto, si sarebbe recato in ospedale a Messina per le cure necessarie.

Sulla vicenda è intervenuto il vicepremier Salvini con un post pubblicato su Facebook: "Quindici anni e 6 mesi di carcere per aver difeso la propria casa e la propria famiglia? Roba da matti. Un uomo che si ritrova un ladro tra le mura domestiche non è un criminale, è una vittima. In un Paese normale, la Giustizia sta col cittadino perbene, non con chi delinque: la difesa è sempre legittima".

Il caso continua a far discutere l’opinione pubblica, riportando al centro del confronto il tema dei limiti della legittima difesa e del rapporto tra sicurezza, diritto e tutela dei cittadini.


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