Operatori che operano nella rete della Direzione regionale musei della Calabria
Il Partito Democratico della Calabria torna a sollevare la questione dei lavoratori precari del Ministero della Cultura impiegati negli istituti culturali della regione. Si tratta di personale assunto con contratti part-time a tempo determinato, proveniente da precedenti percorsi di tirocinio ministeriale e oggi impegnato in diverse realtà del sistema museale calabrese.
In particolare, questi lavoratori operano nella rete della Direzione regionale musei della Calabria, nel Museo archeologico nazionale di Reggio Calabria e nei parchi archeologici di Crotone e Sibari, contribuendo – secondo quanto evidenziato dal Pd – al funzionamento quotidiano di strutture culturali strategiche per il territorio.
“Questi lavoratori garantiscono servizi essenziali per l’apertura e la gestione dei siti culturali calabresi”, sottolinea il Pd Calabria in una nota, ribadendo il ruolo fondamentale svolto dal personale precario nella tutela e valorizzazione del patrimonio culturale regionale.
Il partito ricorda inoltre che, in occasione del decreto Milleproroghe, il senatore Nicola Irto – segretario regionale del Pd – e il deputato Nico Stumpo avevano presentato emendamenti finalizzati alla proroga dei contratti. Tuttavia, le proposte non sono state esaminate perché il governo ha posto la questione di fiducia sul provvedimento.
“La battaglia però continua”, affermano i dem calabresi. Nel decreto Pnrr, infatti, il deputato Stumpo ha presentato un nuovo emendamento che consentirebbe al Ministero della Cultura di prorogare per il 2026 e il 2027 i contratti del personale in servizio al 31 dicembre 2025 negli istituti culturali della Calabria, garantendo così continuità alle attività e ai servizi offerti ai visitatori.
“Il Pd Calabria continuerà a spingere per il futuro di questi lavoratori e per la tutela del patrimonio culturale della regione”, conclude la nota del partito, sottolineando come, finora, il governo sia rimasto assente rispetto a una questione che riguarda non solo il diritto al lavoro, ma anche il funzionamento di servizi culturali fondamentali per il territorio.