Beni confiscati alle mafie, Libera mobilita l’Italia: tre giorni di iniziative per i 30 anni della legge 109

Autore Redazione Web | gio, 05 mar 2026 11:13 | Libera Reggio-Calabria Ciotti

Molte delle attività avviate nei beni confiscati hanno una forte valenza sociale

Dal 6 all’8 marzo una mobilitazione nazionale per celebrare i trent’anni della legge sul riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie e rilanciare l’impegno contro la criminalità organizzata. L’iniziativa, promossa da Libera, si chiama “109 piazze per la legge 109” e porterà in tutta Italia oltre 130 appuntamenti tra banchetti, raccolte firme, visite ai beni confiscati e momenti di confronto pubblico.

L’obiettivo è chiaro: sostenere la campagna “Diamo linfa al bene” e raccogliere firme per chiedere che il 2% del Fondo Unico Giustizia venga destinato al riutilizzo pubblico e sociale dei beni confiscati. Un gesto concreto, spiegano dall’associazione, per rendere più rapidi ed efficaci i percorsi di restituzione dei beni alla collettività.

Il 7 marzo 2026 ricorrono infatti trent’anni dall’approvazione della legge 109 del 1996, resa possibile anche grazie a un milione di firme raccolte proprio su impulso di Libera. Una norma che ha segnato una svolta nella lotta alle mafie, consentendo di trasformare patrimoni illeciti in opportunità sociali e comunitarie.

In tutta Italia le piazze coinvolte saranno centinaia: da Trieste a Milano, da Torino a Genova, passando per Bologna, Roma, Napoli, Reggio Calabria e Palermo, con iniziative organizzate dai volontari della rete associativa.

I numeri in Calabria

In Calabria il riutilizzo sociale dei beni confiscati rappresenta una realtà ormai consolidata. Secondo i dati presentati da Libera nel report “Raccontiamo il bene”, sono 154 i soggetti impegnati nella gestione di beni confiscati in 47 comuni.

La maggioranza delle realtà coinvolte è composta da associazioni (63%), seguite da cooperative sociali (15%) ed enti ecclesiastici (9%). Tra gli altri soggetti gestori figurano anche enti pubblici, associazioni sportive, fondazioni e consorzi di cooperative.

: 88 soggetti gestori offrono servizi di welfare e politiche sociali per la comunità, mentre 43 realtà promuovono cultura, turismo sostenibile e attività educative. Non mancano iniziative legate ad agricoltura, ambiente, sport e produzione.

Dal punto di vista immobiliare, le esperienze di riutilizzo coinvolgono diverse tipologie di beni: 75 appartamenti o abitazioni, 36 ville o fabbricati su più livelli, 35 terreni agricoli o edificabili, 16 complessi immobiliari e 26 locali commerciali o industriali.

Secondo i dati dell’Agenzia Nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata aggiornati al 23 febbraio 2026, in Calabria risultano 3.450 beni immobili confiscati e già destinati, mentre 1.722 sono ancora in gestione e in attesa di destinazione. Sul fronte economico, sono 209 le aziende confiscate e destinate, a fronte di 345 ancora in gestione.

Gli appuntamenti in Calabria

Durante la tre giorni di mobilitazione sono previsti numerosi appuntamenti anche nella regione. Il 7 marzo banchetti e iniziative si svolgeranno a Siderno in piazza Vittorio Veneto, a Reggio Calabria sul corso Garibaldi, a Crotone in piazza della Resistenza, a Cosenza in piazza XI Settembre, a Vibo Valentia su corso Umberto e a Villa San Giovanni in piazza Immacolata.

Previsti appuntamenti anche a Gioiosa Marina sul lungomare nord e, domenica 8 marzo, a Catanzaro e Cassano allo Ionio.

Il messaggio di Luigi Ciotti

“Convertire a uso sociale i beni confiscati ai mafiosi è prima di tutto una scelta etica”, ha dichiarato Luigi Ciotti, presidente nazionale di Libera.

Secondo Ciotti, i beni restituiti alla collettività dimostrano concretamente cosa accade quando una ricchezza illegale viene trasformata in opportunità per i territori: cooperative, spazi sociali, servizi per persone in difficoltà, progetti culturali e campi di formazione per i giovani.

“Non è tutto perfetto – ha aggiunto – ma dobbiamo evitare passi indietro. Destinare il 2% del Fondo Unico Giustizia significa dare le risorse necessarie per rendere subito operativi molti beni ancora inutilizzati. Ogni giorno di ritardo fa il gioco delle mafie”.

La mobilitazione di questi giorni punta proprio a rafforzare quella rete di esperienze che, in tutta Italia, dimostra come i beni confiscati possano diventare strumenti di riscatto sociale e sviluppo per le comunità.

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