Reggio Calabria, un cittadino: "Sorical, non un ufficio pubblico ma una fila punitiva"

Autore Redazione Web | mar, 24 feb 2026 08:00 | Sorical Denuncia-Utente File Caos

La denuncia di un utente per l'assenza di organizzazione e nessuna tutela per anziani e lavoratori

Riceviamo e pubblichiamo la segnalazione di un cittadino che denuncia quanto accade quotidianamente davanti agli uffici di Sorical a Reggio Calabria. Una testimonianza che descrive file estenuanti, disorganizzazione e disagi sistematici, sollevando interrogativi sulla gestione di un servizio pubblico essenziale e sul rispetto dovuto all’utenza.  Restiamo naturalmente disponibili a pubblicare un’eventuale replica o chiarimento da parte di Sorical, nell’ottica di garantire un’informazione completa e trasparente.


"Quello che accade davanti agli uffici Sorical di Reggio Calabria non è un disservizio: è un sistema. Un sistema dove il cittadino deve dimostrare quanto riesce a soffrire pur di ottenere ciò che gli spetta. File dall’alba al tramonto, persone accalcate senza criterio, nessuna informazione, nessuna gestione, nessun rispetto.

Professionisti costretti a rinviare lavoro e clienti, lavoratori obbligati a perdere una giornata di stipendio, anziani lasciati in piedi per ore come se il loro tempo non valesse nulla. Non un’eccezione, ma la normalità. Non si può parlare di imprevisto quando le pratiche sono prevedibili e l’affluenza è ciclica. Qui non manca il personale: manca l’organizzazione. E quando manca l’organizzazione in un servizio essenziale significa solo una cosa — l’utenza paga l’incapacità dell’ente.

Davanti a Sorical vince chi resiste più a lungo. Non chi ha diritto prima, non chi è fragile, non chi lavora. Vince chi rimane in piedi fino a sera. Nessuna priorità per anziani. Nessuna gestione degli accessi. Nessun sistema di appuntamenti reale. Nessuna responsabilità visibile. E dopo ore e ore di attesa arriva anche l’umiliazione finale: i cittadini vengono mandati a casa perché gli impiegati, a detta loro, sono “troppo oberati”. Dopo una giornata persa, il risultato è zero. Il messaggio è chiaro: il vostro tempo non conta. Ma la scena diventa paradossale quando qualcuno, all’interno, si lamenta di essere presente dalle 7 del mattino e pretende che venga riconosciuto lo straordinario. Fuori decine di persone hanno appena perso una giornata di lavoro non pagata.

Dentro si discute di indennità. Due realtà opposte: chi è pagato si lamenta, chi paga resta senza servizio. E anche chi riesce finalmente ad entrare scopre che la fila non è finita: ricomincia dentro. Un percorso a ostacoli amministrativo che sembra progettato per scoraggiare l’utente più che per assisterlo. Una volta dentro, il tempo medio stimato per ogni pratica sfiora l’ora e mezza. Con quattro sportelli teoricamente disponibili ma di fatto pochi funzionanti, mentre altri impiegati vengono tenuti lontani dal pubblico perché assegnati ad “altre mansioni”, intoccabili anche davanti a decine di persone in attesa.

Il risultato è matematico: una coda che non può smaltirsi e un ufficio che non prova nemmeno ad adattarsi all’emergenza. Questo non è semplicemente cattiva gestione: è disinteresse verso il cittadino. Un servizio pubblico dovrebbe eliminare ostacoli, non crearli deliberatamente. Qui invece l’ostacolo è il metodo. Un ente che costringe persone a perdere un’intera giornata per una pratica obbligatoria non sta funzionando male: sta negando un diritto. Si esortano i vertici di Sorical, le autorità competenti e chi ha responsabilità di vigilanza a intervenire immediatamente.

Non con comunicati formali, ma con soluzioni concrete e verificabili: potenziamento reale degli sportelli, riorganizzazione del personale nei momenti di maggiore affluenza, sistemi di prenotazione efficaci e trasparenti, tutela per anziani e soggetti fragili. Si chiede inoltre che venga fatta chiarezza sulle responsabilità organizzative e che venga avviata una verifica puntuale sulla gestione del servizio al pubblico presso la sede di Reggio Calabria.

Perché ciò che è accaduto non può essere archiviato come semplice disagio: è una lesione sistematica del diritto dei cittadini a un servizio pubblico efficiente e dignitoso. Resta poi una percezione difficile da ignorare: non tutti sembrano sottoposti agli stessi tempi e alle stesse attese. Mentre la maggior parte dei cittadini resta ore in fila, qualcuno pare riuscire a concludere senza attraversare lo stesso percorso. Una differenza che, anche solo se percepita, erode profondamente la fiducia nelle istituzioni".

Un cittadino esasperato


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