Solidarietà ad Amir Babai: appello per la giustizia e il rispetto dei diritti umani

Autore Redazione Web | sab, 21 feb 2026 14:52 | Tribunale Locri Amir-Babai

Secondo i comitati, Amir pagherebbe anche per aver difeso Marjan Jamali da molestie e violenze durante il viaggio

Il caso di Amir Babai torna sotto i riflettori a pochi giorni dalla sentenza di primo grado pronunciata dal Tribunale di Locri. Mentre Marjan Jamali è stata pienamente assolta, Amir Babai è stato condannato a sei anni e un mese di reclusione e a una multa di 1.500.000 euro, suscitando sconcerto e preoccupazione da parte di numerose associazioni e difensori dei diritti umani.

In un comunicato congiunto, il Comitato Free Amir Babai e il Comitato OLTRE I CONFINI: Scafiste tutte hanno espresso la loro piena solidarietà, denunciando quella che definiscono una condanna “inspiegabile” e una sorta di “capro espiatorio” di un processo seguito con grande attenzione mediatica.

“La vicenda di Amir Babai – si legge nel comunicato – è segnata da gravi criticità: dichiarazioni di testimoni poi irreperibili, prove frammentarie e contraddittorie, ricostruzioni contestate dalla difesa e un impianto accusatorio debole e incoerente. La difesa, guidata dall’avvocato Carlo Bolognino, ha già sollevato questioni di assoluta rilevanza giuridica, tra cui la nullità di atti di polizia giudiziaria e l’inutilizzabilità di dichiarazioni raccolte senza adeguato contraddittorio”.

Il comunicato sottolinea inoltre che Amir Babai ha già trascorso oltre 850 giorni in carcere e che i ritardi procedurali, tra cui la fissazione dell’udienza di revoca delle misure cautelari a soli 53 giorni dalla richiesta, minano la ragion d’essere dell’art. 309 c.p.p., che garantisce un controllo tempestivo sulla legittimità della detenzione.

Secondo i comitati, Amir pagherebbe anche per aver difeso Marjan Jamali da molestie e violenze durante il viaggio, mentre altri testimoni attribuiscono ad altri soggetti la gestione dell’ordine a bordo della nave. La difesa sostiene inoltre che alcune risultanze cliniche, come la ferita al braccio di Amir, siano state travisate.

“Un quadro complessivo – continua il comunicato – che richiama tutte le istituzioni alla responsabilità di garantire non solo la legalità formale, ma anche la tutela della dignità e della salute delle persone detenute. Nessun migrante innocente, salvatosi dai trafficanti e dai pericoli del mare, dovrebbe finire in carcere a causa di norme penali ingiuste”.

I comitati confidano che nel processo d’appello vengano finalmente ristabiliti i principi del giusto processo, ribadendo che “quando le prove sono fragili, contraddittorie o raccolte in violazione delle garanzie difensive, la conseguenza non può che essere l’assoluzione”.


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