A parlare della grave perdita è Lorenzo Spizzica, consigliere comunale delegato all’Ambiente
Un simbolo storico e naturale del paese si è spento, ma lascia un messaggio di rinascita e responsabilità per l’intera comunità. Oggi la piazza Regina Margherita, cuore pulsante di San Lorenzo, è in lutto per la perdita del celebre olmo secolare, noto affettuosamente come “Abele”, che per generazioni ha vegliato sulla vita del paese.
A parlare della grave perdita è Lorenzo Spizzica, consigliere comunale delegato all’Ambiente:
"Oggi è uno di quei giorni che non avremmo mai voluto vivere. È inutile cercare colpevoli: oggi non è il giorno delle polemiche, ma della riflessione. L’olmo non era solo un albero: era memoria, identità, radice comune. Sotto le sue fronde sono cresciute generazioni di laurentini; ha ascoltato risate di bambini, promesse d’amore e racconti di anziani. Era un punto di riferimento non solo per San Lorenzo, ma anche per i paesi limitrofi."
Spizzica invita a vedere la perdita non come una fine, ma come un’opportunità di rinascita:
"Forse il nostro amato Abele si è accasciato, ma non è vero che se ne sia andato. Ancora oggi ci parla, lanciandoci un appello silenzioso ma potente: fate nascere l’olmo che custodisco in grembo. Datemi spazio per germogliare. Dalle mie radici ancora vive può nascere un nuovo olmo, che vi restituirò come figlio delle mie origini. Chiamatelo Gerasimo."
Il consigliere sottolinea come la responsabilità della comunità sia fondamentale: "Oggi non servono parole vuote: servono azioni concrete. Occorre rimuovere il collare che ancora lo opprime, mettere in sicurezza l’area e avviare cure antifungine serie e tempestive. Dalle radici verdi e vive di Abele può nascere un nuovo olmo, una nuova storia."
Il messaggio di Spizzica è chiaro: dalla caduta di un simbolo può nascere una rinascita collettiva. La cura di Abele e delle sue radici non riguarda solo l’albero, ma l’intera comunità di San Lorenzo.
"Quella di Abele non deve essere la fine, ma l’inizio di una rinascita. Facciamo in modo che dalle sue radici germogli non solo un albero, ma una coscienza nuova. Perché un paese che sa prendersi cura dei propri simboli, sa prendersi cura anche di sé stesso."