La Calabria meridionale, in particolare, perse circa il 7% della popolazione dell’epoca.
Tra il 5 febbraio e il 28 marzo 1783, la Calabria meridionale fu teatro di una serie di terremoti devastanti, che oggi rappresentano uno degli eventi sismici più tragici della storia italiana. Non si trattò di un singolo sisma, ma di cinque terremoti distinti, con epicentri distribuiti lungo un’area estesa dalla costa di Messina fino a Catanzaro.
Il primo e più distruttivo terremoto, con una magnitudo stimata intorno al 7, colpì Oppido Mamertina, rasa al suolo. La città venne poi ricostruita a una certa distanza dal sito originario. Gli effetti di questa prima scossa furono avvertiti fino a Reggio Calabria, Messina e nelle zone limitrofe, causando almeno 15.000 morti.
Nei giorni successivi, altri tre terremoti colpirono varie località:
Il sisma del 6 febbraio interessò Reggio Calabria e Scilla, dove gran parte della popolazione, già spaventata dal terremoto precedente, si rifugiò lungo la riva del mare. Proprio qui, una frana staccatasi dalle colline provocò un maremoto che devastò la città, causando la morte di circa il 70% degli abitanti.
Il terremoto del 7 febbraio colpì Messina, portando ulteriori danni e vittime tra le comunità già provate dagli eventi precedenti.
L’ultima grande scossa, registrata il 28 marzo a Catanzaro, fu particolarmente devastante, con stime di vittime tra i 30.000 e i 60.000. La maggior parte delle fonti storiche indica una cifra di circa 50.000 morti complessivi. La Calabria meridionale, in particolare, perse circa il 7% della popolazione dell’epoca.
Questo drammatico evento non segnò solo la memoria collettiva per la sua portata umana, ma portò anche a importanti innovazioni nell’edilizia europea. In Calabria, nacquero le prime leggi antisismiche, che prevedevano intelaiature in legno e accorgimenti per garantire maggiore stabilità ai muri delle costruzioni, segnando l’inizio di un approccio scientifico alla sicurezza degli edifici in zone sismiche.
Le informazioni su questi eventi sono documentate e conservate in fonti storiche come quelle della Biblioteca di Alessandria, che testimoniano l’impatto duraturo dei terremoti sulla società, sull’urbanistica e sulla normativa italiana ed europea.
Foto INGV