Protezione civile, dalle emergenze alla prevenzione: l’appello delle professioni tecniche per un nuovo modello di sicurezza

Autore Giorgia Rieto | lun, 19 gen 2026 17:28 | Protezione-Civile Meteo Clima Disagi

In questa prospettiva si colloca la proposta di un Protocollo territoriale scuola–Comuni–professioni tecniche

Dalla gestione dell’emergenza alla costruzione di una vera e diffusa cultura della prevenzione. È questo il messaggio forte e chiaro lanciato dalla Rete delle Professioni Tecniche della Città Metropolitana di Reggio Calabria e dalla sezione calabrese della Struttura Tecnica Nazionale di Protezione Civile, che tornano a sottolineare l’urgenza di un cambio di paradigma nella gestione del rischio sul territorio.

Ingegneri, geologi, architetti e pianificatori, agronomi forestali, geometri e periti industriali evidenziano da tempo come la protezione civile non possa limitarsi alla sola risposta emergenziale. Al contrario, deve fondarsi su prevenzione strutturata, pianificazione efficace, conoscenza dei rischi e consapevolezza diffusa, elementi imprescindibili per la sicurezza delle comunità.

I professionisti tecnici, sia singolarmente sia in forma organizzata, hanno più volte manifestato la propria disponibilità a mettersi a servizio della pubblica amministrazione e della popolazione, ciascuno secondo le proprie competenze ma all’interno di un coordinamento unitario. Un contributo che va oltre la prestazione professionale in senso stretto e si configura come un vero e proprio servizio al territorio, espressione di una responsabilità civile e istituzionale sempre più avvertita.

Tuttavia, anche di fronte alle recenti allerte meteo di particolare intensità, emerge con evidenza una fragilità strutturale del sistema locale di protezione civile. Fatta eccezione per alcune amministrazioni comunali che stanno adottando misure mirate, come il presidio delle aree più esposte e la protezione dei litorali, il quadro generale continua a essere caratterizzato da risposte standardizzate: chiusura delle scuole e comunicazioni comportamentali generiche, spesso non calibrate sulle reali specificità dei territori.

Indicazioni che, nella maggior parte dei casi, non appaiono chiaramente riconducibili ai Piani Comunali di Protezione Civile, strumenti che dovrebbero rappresentare l’ossatura operativa della gestione del rischio ma che risultano troppo spesso sconosciuti alla popolazione e relegati a meri adempimenti formali, anziché essere documenti vivi, condivisi e realmente praticati.

Questa condizione conferma come, in assenza di un reale coinvolgimento delle competenze tecniche e senza un investimento serio e continuativo sulla pianificazione e sulla comunicazione del rischio, ogni evento meteo significativo continui a cogliere il territorio impreparato, costringendo le istituzioni a rincorrere l’emergenza anziché governarla. Una fragilità che non è solo organizzativa, ma profondamente culturale.

Non a caso, le esperienze più efficaci a livello nazionale in materia di protezione civile sono quelle che hanno puntato sulla formazione diffusa e permanente, a partire dal mondo della scuola. Il Dipartimento della Protezione Civile, in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, promuove da anni programmi di educazione alla prevenzione, esercitazioni scolastiche e campagne di informazione come “Io non rischio”, dimostrando come la conoscenza preventiva riduca il panico, migliori i comportamenti individuali e rafforzi il rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni.

Da queste buone pratiche emerge una direzione chiara: la protezione civile deve diventare un contenuto strutturale dei percorsi scolastici, non un’iniziativa episodica legata a singole emergenze. Studiare i rischi idrogeologici, sismici, costieri e incendiari del proprio territorio, conoscere i Piani Comunali di Protezione Civile, partecipare a simulazioni ed esercitazioni significa formare cittadini consapevoli, responsabili e capaci di reagire correttamente alle situazioni di crisi.

In questa prospettiva si colloca la proposta di un Protocollo territoriale scuola–Comuni–professioni tecniche, finalizzato a rendere stabile e sistematico il rapporto tra formazione, pianificazione e competenza tecnica. Un protocollo che preveda l’inserimento di moduli di educazione alla protezione civile nei percorsi di educazione civica, il coinvolgimento diretto delle amministrazioni comunali e il contributo qualificato delle professioni tecniche, anche attraverso la Struttura Tecnica Nazionale e la Rete delle Professioni Tecniche.

Le professioni tecniche possono offrire un supporto determinante nella lettura dei rischi territoriali, nella comprensione delle mappe di pericolosità e nella traduzione dei Piani di Protezione Civile in strumenti comprensibili per studenti e cittadini. Le scuole possono diventare il luogo privilegiato della diffusione della conoscenza e della sperimentazione di comportamenti corretti. I Comuni possono rafforzare la propria capacità di pianificazione e comunicazione, trasformando i piani da documenti statici a strumenti realmente operativi.

Solo attraverso questa alleanza strutturale sarà possibile superare l’approccio emergenziale che da troppo tempo caratterizza la gestione del rischio e costruire una governance preventiva della sicurezza territoriale. La protezione civile, così intesa, non è un tema tecnico per pochi, ma un patrimonio collettivo di conoscenze, responsabilità e comportamenti, indispensabile per la tutela delle comunità e per uno sviluppo realmente sostenibile dei territori.

L’appello è sottoscritto da:
Francesco Foti, Presidente Ordine degli Ingegneri di Reggio Calabria
Santina Dattola, Presidente Ordine degli Architetti P.P.C. di Reggio Calabria
Giovanni Andiloro, Presidente Ordine dei Geologi della Calabria
Michele Valenzise, Presidente Ordine degli Agronomi e Forestali di Reggio Calabria
Antonio Misefari, Presidente Collegio dei Geometri di Reggio Calabria
Angelo Porgo, Presidente Ordine dei Periti Industriali di Reggio Calabria

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