Dna antico e ossa umane: così i ricercatori ricostruiscono una comunità dell’età del Bronzo in Calabria

Autore Giorgia Rieto | ven, 26 dic 2025 18:29 | Età-Del-Bronzo Calabria

Ricostruita la vita di gruppo di pastori vissuto oltre 3.500 anni fa sui monti dell’Orsomarso

Un tassello fondamentale della storia più antica del Sud Italia torna alla luce grazie allo studio comparato di campioni ossei risalenti all’età del Bronzo. Una ricerca internazionale ha permesso di colmare un vuoto nell’evoluzione delle comunità preistoriche dell’area mediterranea, ricostruendo la vita di un piccolo gruppo di pastori vissuto oltre 3.500 anni fa sui monti dell’Orsomarso, in Calabria.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Communications Biology del gruppo Nature, è stato condotto da un team internazionale guidato dal Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology di Lipsia e dall’Università di Bologna, con il contributo del Cedad – Centro di fisica applicata, datazione e diagnostica dell’Università del Salento. A riportarlo è l’ANSA.

I ricercatori hanno analizzato il cosiddetto Dna antico, estratto da resti umani rinvenuti in diversi settori di una cavità utilizzata come luogo di sepoltura tra il 1780 e il 1380 avanti Cristo. Incrociando i dati genetici con le datazioni al radiocarbonio e le evidenze archeologiche, è stato possibile ricostruire la struttura della comunità, i legami di parentela e alcuni aspetti della vita quotidiana.

Dallo studio emerge l’esistenza di un gruppo numericamente limitato, fortemente legato da vincoli familiari e con una probabile organizzazione funeraria differenziata per sesso ed età. Particolarmente rilevante è l’individuazione di un caso di consanguineità estrema, finora mai documentato in un contesto archeologico dell’età del Bronzo: un giovane maschio presenta infatti un profilo genetico compatibile con una relazione riproduttiva tra parenti di primo grado.

L’analisi ha permesso di stabilire che il padre del giovane era un adulto sepolto nello stesso settore funerario, mentre la madre sarebbe stata figlia dello stesso individuo. Un dato che apre nuove riflessioni sulle dinamiche sociali e familiari delle comunità preistoriche.

Come sottolineato dagli studiosi, il lavoro rappresenta un esempio emblematico dell’importanza delle tecniche di fisica applicata nello studio del passato. In particolare, la datazione al radiocarbonio tramite spettrometria di massa con acceleratore si è rivelata decisiva per definire con precisione il periodo di utilizzo della grotta come luogo di sepoltura e per ancorare nel tempo le evidenze genetiche e archeologiche.

Una scoperta che, come evidenzia l’ANSA, contribuisce in modo significativo alla conoscenza delle popolazioni preistoriche del Mezzogiorno e del loro assetto sociale.

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