Diga del Metramo, un colosso dimenticato: mai entrata in funzione

Autore Grazia Candido | ven, 01 ago 2025 12:30 | Diga-Del-Metramo Progetto-Città-Della-Piana Risorse Idriche

L’opera, imponente e costosa, doveva servire a garantire risorse idriche per uso industriale, agricolo e civile

Realizzata negli anni ’80 come parte dell’ambizioso progetto del Quinto Centro Siderurgico della Cassa del Mezzogiorno, la diga del Metramo oggi si staglia silenziosa tra le montagne delle Serre Calabresi. Una delle dighe in terra più alte d’Europa, completata da decenni, ma mai realmente utilizzata. L’opera, imponente e costosa, doveva servire a garantire risorse idriche per uso industriale, agricolo e civile, nell’ambito di un piano di sviluppo che però non ha mai visto la piena realizzazione. Conclusi i lavori strutturali negli anni ’90, l’invaso è stato collaudato solo nel 2013. Da allora, però, non è mai entrata in funzione. Oggi, la diga è formalmente gestita dal Consorzio di Bonifica della Calabria, che ne cura la manutenzione e il controllo, ma resta priva delle infrastrutture fondamentali per l’utilizzo delle acque: niente reti irrigue, niente condotte, nessun impianto operativo. Ogni anno, si spendono centinaia di migliaia di euro per mantenerla in sicurezza, mentre migliaia di ettari di terreno agricolo della Piana di Gioia Tauro continuano a soffrire la sete.

“È una storia triste e deprimente -  afferma Armando Foci, presidente Coordinamento Progetto Città della Piana -. Ci battiamo da almeno cinque anni perché questa diga venga attivata. Non chiediamo la luna, ma semplicemente il riconoscimento di un diritto fondamentale di questo territorio martoriato. Non si capisce per quale motivo la diga non si debba attivare. L'enorme portata dell'invaso, circa 30 milioni di metri cubi d'acqua, risolverebbe la sete di gran parte del territorio delle Serre e della Piana e consentirebbe anche l'irrigazione dei campi agricoli, aumentando sensibilmente la produzione. I nostri agricoltori sono costretti a pompare acqua dal sottosuolo e assistiamo, soprattutto nel bacino del comune di Rosarno, il cosiddetto bosco, in cui gli agricoltori ormai, hanno cominciato per l'abbassamento delle falde idriche, a pompare acqua salmastra, con il rischio che vengano bruciate le culture agrumicole e olivicole”.

E non è tutto perché quasi dieci anni fa, presso il Consorzio di Bonifica della Piana di Rosarno, fu prevista anche la realizzazione di una centrale idroelettrica, sfruttando il salto d’acqua dell’invaso per la produzione di energia rinnovabile. Un progetto che avrebbe potuto valorizzare ulteriormente l’opera, portando benefici economici e ambientali al territorio. Anche in questo caso, però, tutto è rimasto sulla carta.

“Come associazione, abbiamo proposto la creazione di una Hydrogen Valley proprio in relazione al porto di Gioia Tauro perché sappiamo che le navi del futuro saranno ad idrogeno – conclude  il membro del direttivo Nicola Marazzita -. Basterebbe con la stessa acqua, produrre prima l'energia elettrica e poi, lo stesso liquido andrebbe nell'Hydrogen Valley e scisso per produrre idrogeno. Ci sarebbe così un circuito chiuso, un circuito virtuoso. Il contratto di gestione del Consorzio di bonifica scadrà nel 2029, da quel momento in poi sarà la Sorical a gestire l'enorme quantitativo d'acqua”.


Un’opera pubblica simbolo delle occasioni perdute del Sud Italia, tra burocrazia, silenzi istituzionali e scelte mai portate a termine. E mentre la diga trattiene 27 milioni di metri cubi d’acqua, i campi restano aridi e i territori aspettano, ancora, il risveglio di una promessa rimasta imprigionata nel cemento.

Aggiornamenti e notizie