L'associazione ambientalista lancia le proposte di policy di adattamento delle aree montane per la gestione delle acque e i rischi causati da fenomeni meteorologici estremi.
Ghiacciai alpini, sempre più fragili, vulnerabili e instabili per effetto della crisi climatica e del riscaldamento globale. In vista della Giornata Internazionale della montagna, Legambiente e il Comitato Glaciologico Italiano presentano, si legge sul sito dell'associazione ambientalista, il report finale “Carovana dei ghiacciai”.
Il 2022 anno nero per i Ghiacciai alpini. Nelle Alpi Occidentali si registra in media un arretramento frontale annuale di circa 40 metri. Tra i “sorvegliati speciali” i ghiacciai del Gran Paradiso con un arretramento frontale di 200 metri e i ghiacciai Planpincieux e Grandes Jorasses in Val Ferret (AO) per il rischio di crolli di ghiaccio.
Legambiente lancia le proposte di policy di adattamento delle aree montane per la gestione delle acque e i rischi causati da fenomeni meteorologici estremi. «Nell’anno più drammatico per l’ambiente è fondamentale che il Governo Meloni approvi entro fine anno il Piano di adattamento climatico e provveda alla sua attuazione».
In ciascuno dei tre settori alpini (occidentale, centrale e orientale) i ghiacciai registrano un arretramento e i più piccoli e alle quote meno elevate stanno perdendo il loro “status” di ghiacciaio, riducendosi ad accumuli di neve e ghiaccio o poco più.
«La crisi climatica non arresta la sua corsa, sembra anzi accelerare ad un ritmo impensabile anche dagli stessi esperti, non risparmiando le nostre montagne, sua sentinella principale. – ha dichiarato Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – In occasione della Giornata internazionale ad esse dedicata torniamo a ribadire l’urgenza di programmare al più presto una reale governance del territorio e dei rischi ad esso connessi, con adeguate strategie e piani di adattamento al clima su scala regionale e locale, a tutela dei territori e delle comunità».
«Dalla tragedia della Marmolada, all’alluvione delle Marche, fino alla frana di Ischia - prosegue Ciafani -: nell’anno più drammatico per l’ambiente, è fondamentale che il Governo Meloni approvi il Piano di adattamento climatico entro fine anno come annunciato e metta in campo gli strumenti e le risorse per attuarlo nel prossimo futuro. È altrettanto fondamentale procedere speditamente allo sviluppo delle politiche di mitigazione, partendo dall’aggiornamento del PNIEC agli obiettivi del programma europeo Repower EU».
Il cigno verde ha individuato tre settori di azione a cui corrispondono una serie di proposte di policy di adattamento climatico delle aree montane:
Monitoraggio e attuazione: che comprende la necessità di approfondire le ricerche sulle variazioni dei ghiacciai e del permafrost e sul loro comportamento futuro; la promozione e il sostegno di strutture e programmi di ricerca open per la raccolta di dati di monitoraggio; l’acquisizione di nuovi scenari idrologici sui bacini montani per comprendere come cambierà in futuro la disponibilità idrica e l’istituzione di protocolli di raccolta dati e modelli logico/previsionali che permettano di avere stime affidabili delle disponibilità di risorse idriche, dei consumi reali e della domanda potenziale.
Formazione e conoscenza: tra cui la promozione a livello locale di piani per la sensibilizzazione, conoscenza e informazione sul cambiamento climatico, azioni a sostegno delle comunità locali per affrontare le conseguenze economiche del riscaldamento climatico (come l’industria del turismo invernale) e a contrasto della perdita di biodiversità e geodiversità; azioni per la valorizzazione e gestione dei beni naturali (collettivi/pubblici) presenti nei territori; l’attuazione di strumenti di sussidiarietà orizzontale per la gestione partecipata attraverso strumenti normativi (contratti di fiume, contratti di foresta, green community, Comunità di custodi di biodiversità).
Programmazione: tra le azioni proposte il consolidamento di sinergie tra scienza, politica e società per una governance integrata del territorio; rafforzare il ruolo delle autorità di Bacino e di Distretto; definire una strategia che promuova la riduzione dei consumi idrici domestici e il ricorso ad acque non potabili. Pianificare e gestire le aree di alta quota e collinari, con particolare attenzione ai bacini soggetti a rischi naturali legati alla trasformazione di neve, ghiaccio e permafrost e a eventi estremi. E ancora definire e adottare per ogni bacino dei protocolli di gestione delle siccità, in modo da superare definitivamente l’attuale approccio emergenziale. Incentivare programmi di recupero del patrimonio edilizio esistente e programmi per ridurre il consumo del suolo e lo spread urbanistico e, laddove occorre, avere il coraggio di avviare procedure di delocalizzazione.
«Per i ghiacciai italiani, e non solo, il 2022 è stato l’Annus horribilis, e la Carovana dei Ghiacciai 2022, ha fotografato in modo chiaro la drammatica situazione delle nostre Alpi. – ha aggiunto Valter Maggi, Presidente Comitato Glaciologico Italiano – La temperatura più elevata di sempre nel Nord Italia oltre ad una riduzione importante delle precipitazioni ha portato al drastico ritiro delle fronti glaciali e, con poche eccezioni, a bilanci di massa estremamente negativi. Questo è il quadro che emerge dalle misure effettuate dal Comitato Glaciologico Italiano su oltre 250 ghiacciai italiani, che non fanno altro che confermare una tendenza in atto da oltre cinquant’anni».