La deglaciazione dopo l’Ultimo Massimo Glaciale: cosa ci racconta sul clima della Terra

Autore Giorgia Rieto | lun, 29 dic 2025 20:00 | Ingv Cambiamenti-Climatici

Questi cambiamenti sono stati ricostruiti grazie allo studio di coralli fossili e sedimenti marini e continentali

Una ricerca pubblicata dall’INGV ricostruisce la deglaciazione che seguì l’Ultimo Massimo Glaciale, tra circa 29.000 e 20.000 anni fa. In quel periodo vaste calotte di ghiaccio coprivano fino a un terzo delle terre emerse, con spessori di diversi chilometri nell’emisfero nord, causando un abbassamento del livello del mare di oltre 120 metri rispetto ad oggi.

La fine della glaciazione fu innescata da variazioni naturali dei cicli orbitali della Terra, i cosiddetti cicli di Milanković, che aumentarono l’insolazione estiva alle alte latitudini e avviarono la fusione progressiva dei ghiacci. Questo processo fu amplificato da feedback climatici, come la riduzione dell’albedo e il rilascio di CO₂ dagli oceani, portando a un aumento medio globale di temperatura di 4–5 °C e segnando l’inizio dell’Olocene.

Il ritiro dei ghiacci provocò un rapido innalzamento del livello del mare, con una media di circa 10 mm l’anno, interrotta da eventi improvvisi chiamati Meltwater Pulses, tra cui il Meltwater Pulse 1A, che fece salire il mare di 15–20 metri in meno di 500 anni.

Questi cambiamenti sono stati ricostruiti grazie allo studio di coralli fossili e sedimenti marini e continentali, che hanno permesso di ricostruire variazioni del livello marino, trasformazioni degli oceani e dei sistemi fluviali, come il delta del Mississippi, profondamente alterato dai rapidi flussi di acqua e sedimenti.

Lo studio mostra come la deglaciazione non sia stata un processo uniforme, ma una fase di rapidi cambiamenti e risposte non lineari del sistema Terra. Comprendere questi processi aiuta a interpretare i cambiamenti climatici attuali e a prevedere le possibili evoluzioni future di mari, coste ed ecosistemi.


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